L’uovo di pasqua, o del temperaggio

Ovvero “a volte rischio di fare il passo più lungo della gamba”

Quando l’Esigente Fidanzata mi ha detto che voleva un uovo di pasqua come si deve mi son detto – e le ho detto – “beh potrei provare a farlo io”. Lei mi ha chiesto “sei sicuro?” e io con baldanza ho risposto “Certamente”.

A questo punto mi ha dato un libro sulla piccola pasticceria in cui si spiegavano i passaggi, ed è lì che sono sbiancato. Ma ormai avevo fatto il passo e non mi restava che sperare che non fosse più lungo della gamba.

Ho preso il libro ed ho iniziato a leggere i passaggi più e più volte. Temperature precise, procedure precise, dosi precise, insomma quanto di più lontano che ci potesse essere dal mio approccio ancora pasticcione.

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Il primo tentativo è stato il più difficile e manco a dirlo è andato male: il cioccolato si è temperato alla perfezione, ma lo spessore del mezzo uovo creato era troppo sottile così mi si è sgretolato tra le mani mentre lo estraevo dallo stampo.

Tutto da rifare. Ho cercato altre procedure (trovate su Coquinaria) per vedere di integrare e mi sono rimesso all’opera.

Il secondo tentativo è stato buono, temperaggio perfetto e buono spessore. Mi sono rinfrancato così al venerdì santo mi sono messo sotto per fare il secondo stampo. Non è venuto perfetto come il primo ma decisamente soddisfacente.

Con l’aiuto dell’Esigente Fidanzata ho completato l’uovo. Con tanto di sorpresa scelta appositamente per Lei settimane prima, nonostante lei continuasse a credere che me ne sarei scordato (come darle torto, se non avessi saputo di averla comprata avrei scommesso sulla dimenticanza anche io).

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