La visita alla Fabbrica di Cioccolato: la Amedei

Amedei-arrivo**** DISCLAIMER: sono una grande (e grossa) fan della Amedei da credo un decennio, quindi sono smaccatamente di parte, ma ho ragione, fidatevi. **** Ieri è stato un giorno particolare. Sono stata portata a una visita/degustazione alla Amedei. Ora, per chi come me è amante del cioccolato, del buon cioccolato, è un po’ come andare nel “tempio”.

Quando Cuocone mi ha detto “ho deciso che ci regaliamo una gita alla Amedei” la mia faccia deve essere stata eloquente. Una spalla fuori asse e un tempo pessimo non ci hanno minimamente guastato il sorriso, così ieri mattina (1 ottobre 2014) siamo andati in quel di Pontedera a vedere il luogo mitico dove il miglior cioccolato del mondo* viene creato (* non è una percezione solo mia: Amedei vince da anni il Golden Bean e altri prestigiosi premi).

Avevo una mezza intenzione di vestirmi “a tema”, ma abbiamo optato per una versione più sobria di me… Amedei-edificio Arrivati lì il profumo era intenso, e l’edificio antico e ben restaurato svettava già al di sopra della cancellata.

Ad accoglierci nessun Gene Wilder ma una gentilissima ragazza che ci ha accompagnati dall’enorme e lucidissimo ingresso alla saletta dove si sarebbe svolta la degustazione. Si è presentata quindi la nostra “guida”, Alessandro, giovanissimo rappresentante dell’azienda che ha rotto subito il ghiaccio chiacchierando della nostra zona, che aveva visto appena il giorno prima. Amedei-accoglienzaMentre lo attendevamo comunque ci siamo guardati intorno: dai lampadari che riprendono lo stile del fabbricato, un’ex fonderia di ghisa, fino al più piccolo dettaglio, tutto sembra caratterizzato dalla stessa eleganza del marchio che è sempre stata evidente già dal solo packaging.

È iniziato il tour vero e proprio, anche per immagini dato che arrivare alle piantagioni sparpagliate qua e là nel globo non sarebbe stato proprio facilissimo. Mentre si chiacchierava si continuava a bere cioccolata calda, fatta in un modo particolare che la rende più liquida di quella comunemente sorbita, ma anche molto più bevibile, e credo di aver perso il conto delle tazze bevute. Amedei-barattoli Amedei-semeAbbiamo anche annusato diverse qualità di cioccolato, mentre ci spiegava le differenze sia di diffusione che di sapore dei vari tipi di cacao, o i metodi con cui viaggia e viene lavorato, o ancora le macchine presenti in azienda e i loro ritmi.

Di questo non vi racconterò nulla: vi lascio il piacere di andare fin lì e scoprirlo. Alessandro si è rivelato non solo competente ma anche parecchio appassionato, e quando poi la chiacchierata (complice il fatto che eravamo solo due oltre lui) si è fatta più informale ci ha rivelato di essere il figlio di Cecilia Tessieri, anima dell’azienda, nonché prima donna al mondo a ricoprire il ruolo di maître chocolatier. Così abbiamo avuto anche parecchi aneddoti sulla nascita della Amedei, sulla vita degli inizi quando nel ’90 fu creata.

Amedei-confezioniE infine la degustazione: cubetti “mono”, praline, fondente, al latte, bianco… glicemia portami via! Eppure, contrariamente a quanto si possa pensare, nessun retrogusto acido, nemmeno col bianco, un palato pulito, sapori netti e un percorso dal sapore più semplice al più articolato per poter apprezzare la crescente complessità.

Insomma, una vera esperienza, ben strutturata non solo per il palato ma per tutta la cura della visita, dall’accoglienza fino alla degustazione. E la grande felicità di scoprire il volto umano di una fabbrica di chiara fama. Uno dei miei timori era magari scoprire che i produttori del mio cioccolato favorito potessero essere antipatici, disumani, in qualche modo lontani dall’immagine trasmessa. E invece sono entrata fan del prodotto e sono uscita fan dell’azienda intera. Amedei-cartelloni

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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