La setta della pasta madre

Da un paio di mesi sono entrato in possesso di un barattolo di pasta madre e devo dire che la mia vita è cambiata. È “figlia” della pasta madre di Miciapallina, che forse conoscete per il blog La Gatteria. Quando me l’ha consegnata, e mi ha spiegato come adoperarla mi son sentito davvero un adepto a una setta che impara la ricetta segreta.

Non che sia difficile, e neppure segreta ovviamente, ma io non la conoscevo e quindi per me è stata una scoperta. Nel mio caso c’è anche la difficoltà jolly di dover usare solo farina integrale o a basso indice di forza (alta resistenza alla lievitazione): mica vorrai la strada facile vero?

Adesso mi faccio in casa il pane da solo, superando così il problema della sciocchezza del pane maremmano; inoltre posso sbizzarrirmi con la speziatura – finocchio, cumino, pepe e chi più ne ha più ne metta – e con le diverse farine, anche locali, che soddisfino le mie esigenze.

Ho iniziato anche a preparare le pizze e le focacce con la pasta madre e, dopo i primi tentativi insoddisfacenti, adesso che ci ho preso la mano vengono decisamente buone. Insomma non son più schiavo dell’industria fornaria, ma adesso sono diventato schiavo della pasta madre, che è anche lei Esigente, ha bisogno di attenzioni e di rinfreschi per restare pimpante.

Poi c’è questa cosa dell’autolisi che ancora devo iniziare, mi sento un piccolo alchimista cuocone

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