La rumba del multitasking

Una cosa che non ti insegnano a scuola è che in cucina tutto si fa contemporaneamente. Se arrivano 13 persone che ordinano tutte cose diverse, non puoi metterti a farne una, finirla e passare a un’altra. E se non hai il menu fisso devi trottare per seguire tutti i piatti nel giusto ordine.

A scuola avevamo tre ore, 5 persone a cucinare e 10 a mangiare, con un rapporto 1:2 che rendeva tutto molto più rilassato, semplice. Il piatto era stabilito, non c’erano variazioni e scelte, ed essendo a scuola si aspettavano i tempi della cucina: quando tutto era pronto si mangiava.

Ritrovarmi in una cucina vera è stato un po’ traumatico per le differenze. La scelta fra 15 opzioni, in tutte le combinazioni possibili (per non dire dei dolci), l’arrivo di nuovi clienti ogni tot che sfalsa le comande nel tempo… all’inizio lo chef doveva spronarmi per farmi fare le cose tutte insieme.

octopusEra un continuo “fai questo, intanto fai quell’altro, stai facendo anche questo?” e io andavo in panne; dopo i primi giorni invece ho capito che bisogna andare a una velocità diversa, ho imparato un po’ di multitasking e a organizzare in anticipo lo spazio – e il tempo – in cucina in modo razionale.

Sfruttare ogni singolo istante “buco” per portarsi avanti con il lavoro in vista dell’arrivo dei clienti, e ripredisporre tutto ciò che si è finito per non trovarsi all’ultimo minuto con le cozze da pulire. Tenere sempre d’occhio il forno, l’acqua del bollitore, che le friggitrici siano calde ma non troppo, dare una mano se necessario a sgombrare e pulire le pentole e le padelle per le nuove comande.

Rispetto a quello che avevo imparato, ai ritmi e alle quantità, è un altro mondo. È passare dal ballo liscio alla rumba, o anche alla breakdance. E io che non sono mai stato un gran ballerino inaspettatamente inizio a danzare.

[immagine da The Time Capsule]

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