La prima volta in un ristorante di lusso

Io non ci ero mai stato in un ristorante di lusso; son sempre stato un tipo da pizzeria/trattoria/allyoucaneat. Ma se voglio diventare uno chef ci siam detti che avrei dovuto assaggiare il maggior numero di cucine possibili. Così, durante la prima gita abbiamo cominciato anche questo tipo di tour.

Già prima di arrivare al ristorante ero un po’ in apprensione e in questo l’Esigente si divertiva a punzecchiarmi dicendomi che sarei stato un “elefante in una cristalleria”. Siamo arrivati al ristorante e ci hanno accolto una cameriera e il sommelier, ci hanno preso i soprabiti (che poi erano due giacchetti alla buona, adatti alla scampagnata più che al locale di lusso) e ci hanno fatto accomodare. Il ristorante aveva due piccole sale, ognuna da una decina di coperti.

ristorante-cainoLa prima cosa che ho pensato aprendo il menù dimostra la mia incompetenza in materia di lusso: “boia che prezzi!”. Il menù comprendeva una scelta tra 5 antipasti, 5 primi e 5 secondi con la possibilità di avere un menù degustazione qualora lo si volesse. Il menu dell’Esigente Fidanzata non aveva i prezzi, e lei lo ha subito scambiato col mio.

La seconda cosa che ho notato, dopo i prezzi appunto, è che quasi tutti i piatti erano rivisitazioni di cibi “normali”. “Almeno non mi toccherà mangiar cose strane” ho pensato, dimostrando ancora la mia inesperienza.

Io ho preso un primo ed un secondo, un tagliolino alla crema di peperone cozze e pompelmo, e un secondo, cuore di manzetta con riduzione di mandorle e sanguinelle. L’Esigente Fidanzata ha preso un antipasto, zuppetta di spinaci con ricotta speziata e uovo di gallina, e un primo, pici al pomodoro affumicato su vellutata di piselli.

Anche il resto del menù era molto elaborato, ma, unica pecca, non prendeva in considerazione la possibilità di clienti vegetariani; tutti i primi e i secondi erano a base di carne/pesce (i pici prevedevano anche le alici che però, avendo specificato già al momento della prenotazione, non erano state inserite).

Subito il sommelier ci ha chiesto che vini volessimo. L’Esigente Fidanzata ha declinato, essendo quasi astemia, e io sono entrato nel panico non capendo una mazza nulla di vini. Tra le due proposte non avevo idea di cosa di parlasse e mi è venuta incontro l’EF suggerendomi il cabernet.

All’arrivo del pane mi ha fulminato con gli occhi impedendomi i abboffarmi, e lo stesso è accaduto con le entrée o comunque si scrivano. Ma a parte queste mie piccole goffaggini il pranzo mi è piaciuto molto: accostamenti di sapori particolari, come il pompelmo col peperone e la cozza, cibi semplici ma che difficilmente si mangiano, come il cuore di manzetta.

Abbiamo glissato sul dessert, un po’ perché effettivamente già sazi e soddisfatti, un po’ perché a mio parere quelli erano troppo sperimentali (tra gli altri c’era un gelato di latte caprino al timo); e siccome se il dessert non ti soddisfa ti rovina l’esperienza del pasto, abbiamo lasciato perdere.

Tra le cose che ho notato nell’ambiente ci sono l’assoluta quiete, nessuna musica nessuno che parlasse a voce alta, e la bravura dei camerieri che venivano ed andavano via senza far rumore, sempre sorridenti e cordiali e mai troppo insistenti.

Insomma promuovo a pieni voti questa esperienza; appena possibile replicherò in un altro ristorante del genere per affinare il mio palato.

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