Il mio primo quasi Primo

filetto-sottovuotoL’altra sera non c’era tanta gente. Sono arrivate due persone soltanto mentre lo chef era impegnato un momento. E hanno ordinato due primi. Ora, i primi non sono il mio campo; io so preparare entratine e antipasti, faccio i secondi, i contorni, preparo i dolci… ma i primi sono regno dello chef. Io i primi non li tocco proprio.

Preparo il resto e aspetto, lo chef rientra, mi guarda e dice “E i primi?” “Non li ho mai fatti, non me li hai ancora insegnati, li fai sempre tu” “E questa comanda allora la fai tu, ti insegno“. Mi ha spiegato passo passo, mi ha fatto vedere, ha corretto quando ho tagliato male gli ingredienti e pezzettino per pezzettino ho preparato i condimenti per i due primi. Metto giù la pasta e…

Niente, arriva una comanda per una frittura da fare subito e non riesco a farlo il mio primo primo. C’ero quasi riuscito e invece niente, ho preparato solo il sugo. Poi il ritmo è aumentato, tra secondi, antipasti e dolci e fare altro. Arriva un secondo momento di fiacca e lo chef mi dice “ti ricordi come hai fatto prima?”. Titubante rispondo di sì, temendo quello che dirà.

Mi metto a preparare, tutto a modo, stavolta sento di potercela fare. Sono concentratissimo, faccio tutto, arrivo all’ultimo passo e proprio al momento di impiattare… niente di nuovo, arriva un ordine di dolce e devo lasciare a lui. E così non ho ancora fatto il mio primo primo, ma ci son quasi.

Scherzi a parte è per me una bella emozione: vuol dire fiducia da parte del mio chef. Vuol dire che sente che lo posso aiutare in caso di necessità; sarò più lento, e non avrò i gesti fluidi che lui ha preso negli anni, ma mi insegna perché io possa essere autonomo nel far funzionare la cucina. Pian piano imparo a gestire ogni singolo piatto del ristorante.

E due anni fa non cucinavo mai. Io sono contento, via.

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