Consigli felini – marcatura, aggressività, pavidità

Una delle richieste che mi arriva più spesso, tra mail, chat e messaggi, è per consigli sul comportamento dei gatti. Fatta la doverosa premessa che non sono un’etologa, una comportamentalista, una veterinaria, ma solo una che coi gatti ha dimestichezza, che studia, legge e si appassiona al loro comportamento, raccolgo qui le domande che mi vengono fatte più spesso e delle ipotesi di risposta.

Ipotesi e non soluzioni perché ogni gatto è un individuo che ha le sue peculiarità caratteriali, la sua storia personale, un ambiente di vita specifico, e ogni cosa influisce sul suo comportamento, come per gli esseri umani.

pipeI quesiti che mi arrivano più spesso sono questi:

  1. Fa i bisogni dappertutto
  2. È aggressivo verso il/la nuova gatta/cane
  3. È tanto timoroso da stare nascosto tutto il tempo

In genere con la prima frase c’è l’accompagnamento “mi fa i dispetti”. Lungi da me dire che non sia possibile, dato che i gatti sono animali estremamente intelligenti e in grado di premeditare le loro azioni, con buona pace di quella branca di etologia un po’ meccanicista che li vede come incapaci di pensiero strutturato; non si tratta comunque di dispetti ma di manifestazioni di disagio, più o meno forte.

La prima cosa da fare con un gatto che fa i bisogni dappertutto è raccogliere con una siringa un campione di questi bisogni e andare dal veterinario per una serie di analisi. Questo per escludere cistiti, struviti, patologie del tratto urinario, infiammazioni che a vario titolo potrebbero portare il gatto a un comportamento irregolare rispetto alla lettiera. [in foto, Piperita di Bastet, pisciona per problemi di struvite]

In generale la visita dal veterinario è sempre il primo passo, per tutte le anomalie: l’aggressività può provenire da dolori, da problemi intestinali, così come l’isolamento può essere indice di malessere; solo una bella visita che escluda completamente la presenza di patologie può poi far propendere per problemi di natura comportamentale.

Stabilito che il gatto non ha problemi di ordine fisico/fisiologico, affrontiamo la situazione chiedendoci “cosa è cambiato”. La prima causa di pipì dappertutto è infatti un cambiamento, in genere di ordine emotivo: un fidanzamento, una separazione, un lutto; ma può essere un trasloco, lavori in casa, cambio radicale di arredamento. A volte poi non si pensa alla soluzione più banale, ovvero un nuovo detersivo, magari a base ammoniacale, che abbia un odore per loro “irritante” o “stimolante”.

Individuata la causa si potrà intervenire nel modo più appropriato (ripristino di spazi personali, cambio detersivo, socializzazione col nuovo elemento familiare, eventuale introduzione di compagnia felina), valutando di caso in caso a seconda del carattere del felino. Ci saranno quelli che necessiteranno di più gioco/attenzione, o quelli che avranno bisogno di essere meno protagonisti, ci saranno quelli che avranno bisogno di più nicchie e nascondigli. Insomma, non c’è una soluzione unica, ma la cosa più importante è individuare la causa e agire di conseguenza.

introduzionePer l’aggressività (anche stavolta escluse le cause fisiche) verso i nuovi elementi, è legato a possessività, in genere in gatti un po’ viziatelli o con legami molto stretti e “unici” coi membri della famiglia. In questo caso intanto bisogna fare in modo che l’odore del nuovo arrivato non sia estraneo, scambiando copertine e cucce già prima dell’incontro. Se questo non si è fatto e ormai siamo all’incontro aggressivo (che non è la normalissima soffiata dei primi 15 giorni, ma attacco vero e proprio, deliberato), un buon momento di socializzazione è quello del cibo.

Usando il cibo prediletto del gatto “residente” bisogna farli mangiare in modo che si possano osservare reciprocamente, ma senza potersi picchiare (porte a vetri, plexiglass, qualunque mezzo trasparente possa separarli); bisogna prevedere dei momenti personali per ciascun gatto e mantenere le abitudini pregresse.

I gatti timorosi sovente sono gatti che non hanno avuto la debita socializzazione in età neonatale, o che hanno subito traumi. Hanno bisogno di recuperare la fiducia nell’essere umano, e ci vuole molto tempo e molta pazienza; bisogna dar loro un ambiente non troppo grande in cui iniziare a vivere in casa (in genere il bagno è una buona soluzione) in cui cominciare anche la socializzazione.

Entrare nella stanza del gatto, sedersi ignorandolo, iniziare a parlare, leggere ad alta voce con tono molto calmo, sempre senza osservarlo o cercare di toccarlo. Far finta in sostanza che non sia lì, aspettando con pazienza che capisca che non c’è da temere alcunché. Niente movimenti improvvisi, niente toni alti, e se si avvicina non dare alcun segno di notarlo o volerlo toccare. Mandare segnali di distensione, come sbadigli, può essere di aiuto. Giorno dopo giorno si possono ridurre le distanze, avvicinare la mano con qualche buon bocconcino, di odore intenso, e tentare un avvicinamento nel caso in cui ancora non si sia lasciato andare.

Questi approcci in linea generale sono quelli che finora hanno dato i migliori risultati, ma – come ho detto prima – ogni gatto è un individuo, quindi bisogna tarare le “soluzioni” possibili sul comportamento del singolo, e cercando di fare il meglio rispetto al suo carattere. Oppure potete chiamare un esorcista 😀

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About author

MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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