Traduzioni: sì grazie

Il lavoro del traduttore è spesso sottovalutato e misconosciuto. Difficile a volte anche solo trovare il nome di chi si è sobbarcato l’impresa di rendere un testo non solo leggibile, ma anche armonioso, di ricreare in una lingua diversa le idee e restare fedele alle intenzioni dell’autore. Insomma, un’improba fatica che mi ha permesso di gustare autori russi, nipponici (anche se su questo avrei delle lamentele, eh), africani, sudamericani. Autori che non avrei mai conosciuto, che non avrei compreso appieno, che non avrebbero cambiato la mia vita.

Penso a Borges, penso a Saramago, penso a Pessoa, penso a Lettere, di Dunn, che ha comportato per il traduttore una riscrittura vera e propria. E penso che tutti gli “snob” per cui “i romanzi/film/prodotti culturali soooooolo in lingua originale” farebbero bene a ripensare questa affermazione ridicola, dato che una lingua non è fatta solo di parole ma di usi, costrutti, frasi idiomatiche che difficilmente uno straniero, anche preparato, capisce.

Ecco, questo i bravi traduttori lo sanno. E cercano di renderlo. Solo che la loro vita è complicata e via via peggiora. Adesso hanno lanciato una petizione online che, sebbene abbia poco valore (servono documenti e firme reali), può comunque mobilitare un po’ di coscienze e portare alla luce i problemi legati a un lavoro più che utile, essenziale.

Vi invito quindi a leggere la petizione, firmarla e dimostrare come e dove possibile il vostro supporto.

 

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About author

MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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1 Comment

  1. Sandra Biondo 12 dicembre 2012 at 10:11

    Comunque la lettera materiale, accompagnata dalla lista dei firmatari, sarà consegnata ai destinatari in forma cartacea. Non potevamo certo far girare per l’Italia e per il mondo un foglio a righe per mettere in calce le firme a mano. Ma vorrei lasciar chiaro che non si tratta di una petizione destinata a rimanere dispersa nella rete a mo’ di “lettera aperta” puramente virtuale.
    Grazie Livia :)