Descrizioni bubbiche

Per una piccola cosa che ho richiesto, e presto vi farò vedere, debbo descrivere i miei bubbi. Che strana cosa. Distinguerli tutti anche quando sembrano uguali, saperli riconoscere dal rumore di un salto, dal modo di camminare, dalla voce o dal modo in cui fanno le fusa. Li presento perbene, allora, in ordine di età.

Capostipite dell’intera bubbità è Leto, chiamato anche Duca, Bubbo, e “canecane”.  Leto è ancora giovane, ma è già un cane brontolone. Pigro, pigrissimo, ama stare raggomitolato sul divano, sul lettone, sulla pancia di un umano; quando vuole, però, è campione di agility. Leto è un cane generoso, una infaticabile balia per gattini, cagnolini e ogni tipo di cucciolo possibile. Ha grande fifa dei bambini piccoli, e degli adulti “mascherati” (cappello + sciarpa + occhiali da sole, magari con cappotto scuro, e state sicuri che abbaierà come un matto e mostrerà i denti). Ormai può uscire solo con la museruola perché le due aggressioni (il maremmano e il pitbull) gli hanno lasciato un trauma tanto forte che, nonostante un bel po’ di “riabilitazione”, non riesce a sopportare nemmeno la vista di cani adulti maschi, e parte lancia in resta.

Poi abbiamo Minerva, in questa foto versione “cana puverella”, trovata anni fa a Sant’Alfio, con evidenti segni di maltrattamento e una brutta otite. Dopo mesi di terapia comportamentale, in cui è stata subissata di “coccole giapponesi”, s’è completamente ripresa dal punto di vista psicologico, ma purtroppo la sua otite era in stato avanzato ed è diventata cronica. Ciclicamente quindi viene sottoposta a una cura antibiotica per sfiammare l’orecchio. Come conseguenza della sua otite Minerva è sorda alla gran parte dei toni normali, tuttavia pensiamo senta ancora alcuni toni acuti. Lei è la pantofola pelosa di casa, un serbatoio di dolcezza, calma e pacatissima. Non altrettanto brava ad accudire i piccini rispetto a Leto, è comunque sempre di buon carattere e tranquilla.

Sua gattità Algernon è il primo bubbo felino, regale per aspetto e atteggiamento. Quand’era piccolo sembrava un pipistrello, con le orecchie enormi e il viso piccinetto e mi innamorai di lui all’istante. Le orecchie son rimaste grandi, ma ora ha un bel musone tondo per sostenerle. Il suo sguardo è spesso inquisitore e per lungo tempo ho pensato fosse il meno affettuoso della banda, distaccato com’era. Da sei mesi a questa parte, invece, ho scoperto un Algernon cucciolone e coccolosissimo; solo non sa come chiederle le coccole, ma le desidera come e più degli altri, e finalmente ha trovato la sua dimensione in questa larghissima famiglia. Le sue fusa sono rumorosissime e ha una vocina da femmina, un miagolio molto sottile e delicato.

Un annetto dopo Algernon, tra alterne vicende, arrivò il mostrillo Saramago. Brutto, malatissimo, minuscolo, è diventato poi il gattone massiccio ed enorme di casa. Ancora non ha capito d’essere immenso e si comporta né più né meno come un cucciolino, facendone anche l’espressione. Il più materno dei bubbi felini, ha un carattere straordinario, mite, sicuro. Adora i due cagnoni che l’hanno accudito e “cresciuto”, e tuttora quando stanno male li abbraccia con le sue zampone. Non è molto agile, ha grande forza e una vociona niente male, ma sa essere tutto dolcezza e delicatezza. Ha le zampotte coi cuscinetti rosa ed è identico al primo gatto che ebbi da bambina. Con me ha un legame fortissimo e anche ora che è un adulto ama ciucciare il lobo dell’orecchio come quando era un micino.

Il 2011 appena trascorso invece ha raddoppiato il nostro numero, aggiungendo ben quattro bubbi alla famiglia, quattro piccinetti che ancora non hanno fatto un anno. Sono arrivati in modo inaspettato, a volte con prepotenza altre con grazia, e adesso sono tutti parte di questa follia chiamata famiglia.

Etta James l’ho vista nascere, il 29 gennaio 2011. Figlia di Dakota della colonia invisibile, la piccola s’è guadagnata questo nome perché dopo pochi secondi dalla nascita già miagolava a pieni polmoni. Sul fatto che fosse femmina nessun dubbio: tigrata grigia con macchie rosse, non poteva essere altrimenti. Minuta come la mamma, ha due occhioni grandi e verdi ed è una principessa elegantissima. Non a caso infatti sta sempre in compagnia di Algernon, come se avesse scelto il compagno più congeniale a sé, il più tranquillo e pacato. Etta è molto affettuosa, ama sonnecchiare nei punti più alti di casa e osservare il mondo che va avanti, anche se di tanto in tanto non disdegna un po’ di sana bisboccia con gli altri cuccioli di casa; essendo comunque la principessa di casa è lei ad avere la peggio nelle lotte, specie contro quel maschiaccio di Pizila. Non è raro trovarsela dietro la testa mentre si dorme, messa in alto sui cuscinoni, e sentirle fare delle fusa piccole piccole; la voce è ancora molto bella, anche se ha un tono più serio e maturo.

Phelps è fratello(ne) di Etta, nato un’ora e cinque minuti dopo e ultimo della cucciolata. Sembrava un cucciolo già arreso e invece dopo aver annaspato un pochetto anche lui ha trovato la via per la sua mammina Dakota; il suo nome è dovuto proprio a quei primi istanti in cui non riusciva a utilizzare bene le zampine e sembrava stesse nuotando a rana. Soprannominato Felpo, è il tontolino di casa. Ha un sederone grosso grosso che quando si distende in genere sporge, talvolta tirandolo giù dal davanzale o dalla palestrina. È anche un tantinello strabico, cosa che gli conferisce un aspetto molto buffo, e ha il muso allungato e sottile. Adora ciucciare e impastare l’incavo del gomito e l’ascella (bleah!), ed è affettuosissimo, un vero cuore d’oro (quando vuole). Va matto per le scatole, scatolette, buste di carta, tovaglioli; talvolta è un poco dispettoso, ma non fa mai grossi disastri. Lui è proprio cucciolo dentro, anche se il suo aspetto è da gattone adulto. Ha anche una insana passione per il bagno: bidet e lavandino sono suo territorio personale, bisogna chiedergli il permesso, ed è affascinato dall’acqua che scorre. La sua compagna di giochi favorita è Pizila, con cui fa il matto, si picchia, si insegue e si coccola anche. Di tanto in tanto fa un raid a tavola e mi ruba il cibo dalla bocca!

Etta e Phelps erano stati adottati, e dopo qualche mese invece ci siamo ricongiunti… ma questa è un’altra storia, che forse prima o poi vi racconterò. Una storia bella, senza abbandoni o ripensamenti, una storia di integrazione e affetto, una storia piena di dolcezza. Continuiamo invece con le ultime due pelosette di casa, la matta e la pallotta di pelo.

La Pizia è arrivata in un momento per me particolare, di dolore ma anche di cambiamento, un momento in cui ero fragile e vulnerabile (sì, capita anche a me). Pizila era dentro il motore di un’auto, tutta sporca di grasso, e aveva estremo bisogno di una mamma. È stata la mia consolazione e lo è tuttora, anche se è la bubba più pazza che ci sia: nonostante abbia solamente un occhio è sempre lei a fare i salti più lunghi e spericolati, quelli con maggiore coefficiente di difficoltà. Le piace farsi dare un passaggio, così mentre giro per casa lei mi scala, si accomoda sulla spalla e si fa portare in giro, per scendere alla sua “fermata”. Anche lei ama fare il pane ovunque le capiti su mami, e se le si avvicina un dito alla bocca ciuccia, ma solo lateralmente; le sue fusa sono intervallate da rumorini acuti, come dei risolini di piacere (prrrr, miii miii, prrrgnao). È bellissima, con l’occhio sinistro grande grande e praticamente senza collo, e le due zampe davanti corte e tozzette. Io la amo così, bella nei miei occhi e nel mio cuore. Perfetta.

E infine la piccola Yui, nome che viene dall’unico verso che sembra riesca a fare. Arrivò a me con un’emorragia, e una diagnosi incerta. Vittima di malasanità veterinaria, le fu diagnosticato di tutto un po’, mentre invece aveva solo il femore fuoriuscito dall’acetabolo. Su consiglio del mio superveterinario ha fatto tanta fisio e nessun intervento, e ora la sua zampa è perfettamente funzionante: se non lo sapessi non mi accorgerei di qual è la zampetta malfunzionante. È grossa grossa grossa, strapelosa, ed è obiettivamente molto bella; somiglia vagamente a un maine coon, e ne ha anche la stazza. Ama stare sulla mia spalla mentre ceno e osservare curiosa ogni cosa che faccio. Lei è la cocca di Saramago, lui è perdutamente innamorato. Del resto, con quel musetto lì, chi può resisterle?

Share Button

About author

MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

Related Articles