Grammatica di base per tutti – infondo, aldilà e apposto

Ci sono momenti in cui, distratti e sovrappensiero, tutti commettiamo errori ortografici; fretta, troppo lavoro, stanchezza, dita che corrono sulla tastiera, i motivi sono moltissimi. Ultimamente però si diffonde la confusione tra alcuni termini, per cui è il caso di ricordare che cosa significano e in quali contesti si debbano usare. Parlo delle coppie “in fondo/infondo”, “al di là/aldilà”, “a posto/apposto”, per cui temo che non si tratti di stanchezza ma ormai di abitudine e lassismo.

Facciamola semplice, senza ricorrere a verbose spiegazioni tecniche, ma partendo dal significato e da qualche esempio, aiutati dal Devoto-Oli:

In fondo: dal sostantivo “fondo”, che è la parte terminale di qualcosa, la locuzione in fondo significa “nella parte finale” o, figurativamente, “nella parte più intima”. Esempi: in fondo al cuore sai che è sbagliato, andrò fino in fondo a questa storia, in fondo non è un grosso problema.

Infondo: dal verbo “infondere”, che ha il significato di versare dentro, ma anche di ispirare, infondo significa “io suscito (uno stato d’animo, un’emozione)”. Esempi: Mario infonde speranza col suo discorso,  infondi fiducia nei tuoi amici, prima della battaglia infondo coraggio ai miei compagni.

Al di là: locuzione dell’avverbio “là”, al di là significa “oltre una barriera non visibile”, anche figurata. Esempi: al di là della siepe c’è la villa del vicino, al di là del muro c’è un campo di grano, al di là della sua ostinazione è un bravo ragazzo.

Aldilà: è un sostantivo che significa “vita ultraterrena” o “luogo ultraterreno”. Esempi: ci ritroveremo nell’aldilà, credo nell’aldilà ma non nel purgatorio, chissà se c’è un aldilà per gli animali.

A posto: dal sostantivo “posto”, col significato di luogo, la locuzione a posto significa “in un luogo assegnato” (per buon ordine o convenienza). Esempio: metti i libri a posto, sei un ragazzo a posto, sono a posto con la mia coscienza, è tutto a posto.

Apposto: dal verbo “apporre”, che vuol dire mettere accanto, sopra o sotto, oppure attribuire, apposto significa “messo”. Esempi: ho apposto la mia firma sul documento, ho apposto una nota al testo.

Probabilmente col tempo la variante apposto sostituirà “a posto”, dato che apporre è piuttosto desueto come verbo, così come apposta ha sostituito “a posta”. Ma fino a quando anche quest’univerbazione non sarà fissata sia nel parlato sia nella norma grammaticale è bene continuare a distinguere l’uso corretto e quello errato. Anche perché ciò che distingue un gioco verbale o una innovazione è la consapevolezza della regola grammaticale che si sta eventualmente violando. A posto così?

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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6 Comments

  1. Gloutchov 23 settembre 2010 at 14:48

    Ottimo articolo! Posso condividerlo sul mio blog? ^_^

  2. Livia 23 settembre 2010 at 15:39

    Certamente :)
    La speranza è che leggendo magari qualcuno impari a usarli correttamente, questi poveri termini!

  3. Stefano 23 settembre 2010 at 15:40

    Grazie delle precisazioni. Hai ragione in quelk che dici nell’introduzione del tuo post.!

  4. Gloutchov 24 settembre 2010 at 7:10

    tnx ^_^

  5. Carlotta 24 settembre 2010 at 9:54

    Sempre utile. devo dire che anch’io nel dubbio mi sono andata a cercare queste cose tanto per evitare figure misere. Bella la nuova grafica 😉

  6. Ferruccio 28 settembre 2010 at 14:04

    D’accordo o daccordo?

    Qiando scrivevo a mano non sbagliavo queste parole:-)