Di “k”, di “bira” e…, Infaustweb

Altri problemi, questi sì importanti, sono taciuti dai mass media e sconosciuti alla comunità. Povertà e insicurezza lessicale, irradiata dagli stessi giornali; la pressione della lingua del politicamente corretto, molto più invadente dell’inglese, irradiata dagli stessi giornali; difficoltà nella costruzione di un testo e nell’uso della punteggiatura, ecc.

La realtà mediatica ci dice che è più spettacolare un SMS di una prova scritta d’italiano organizzata male. Ci dice che è preferibile scrivere di quanto siano brutte le parole inglesi che di quanto sia inefficace (e controproducente), per risolvere un problema culturale e sociale, usare omosessuale al posto di frocio, o operatore ecologico al posto di spazzino. Ci dice che k è brutto, ma non ci dice nulla di come si usa una virgola.

Ma non mi sembra troppo idealistico avvertire che una politica linguistica dettata dalla spettacolarità e dal moralismo porta a mascherare i veri problemi culturali (e solo successivamente linguistici) di una comunità.

Via Infaustweb

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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2 Comments

  1. sfranz 19 agosto 2010 at 16:24

    Osservazioni azzeccate. D’altronde sulla nostra povera lingua, il suo uso anche politico se vogliamo, sono illuminanti i libri di Gian Luigi Beccaria, “Per difesa e per amore” (Garzanti, 2006) e “Igiene verbale” di Edoardo Crisafulli (Vallecchi, 2004). Purtroppo, non riusciamo mai ad accorgerci in tempo del valore della lingua. E sì che Orwell col suo Newspeak in “1984” ce l’aveva insegnato.

  2. sfranz 19 agosto 2010 at 18:24

    Osservazioni azzeccate. D’altronde sulla nostra povera lingua, il suo uso anche politico se vogliamo, sono illuminanti i libri di Gian Luigi Beccaria, “Per difesa e per amore” (Garzanti, 2006) e “Igiene verbale” di Edoardo Crisafulli (Vallecchi, 2004). Purtroppo, non riusciamo mai ad accorgerci in tempo del valore della lingua. E sì che Orwell col suo Newspeak in “1984” ce l’aveva insegnato.