Actarus. La vera storia di un pilota di robot, Morici

ActarusMolti tra i più giovani potrebbero non cogliere immediatamente chi sia Actarus, un personaggio entrato nei miti collettivi di una certa generazione – la mia, appunto – attraverso il tubo catodico durante l’infanzia. Per tutti loro wikipedia può essere d’aiuto, e magari il nome Goldrake non è completamente sconosciuto. Basta la sigla per riaprire una scatola del tempo che ci riporta dritti dritti agli anni ’80.

Morici prende in prestito questo nostro mito comune per raccontarci una storia, la sua e la nostra, con ironia e disincanto in questo Actarus – La vera storia di un pilota di robot. Che altro non è che il racconto della quotidianità di quello che, visto in tv, era un eroe straordinario.

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La vita di Actarus è quella classica del supereroe da cartone animato o da fumetto: infanzia difficile, ultimo della sua razza, “speciale” per definizione, a servizio dell’umanità. Ma cosa succede negli interstizi tra una puntata e l’altra? Qual è la vita quotidiana e quali i pensieri che lo attraversano? In questo romanzo abbiamo modo di scoprire l’una e gli altri, attraversando le giornate in cui Duke Fleed non sta combattendo.

Ed è tutto stordimento, programmi televisivi, birra e abbrutimento, che servono a non pensare, a non farsi quelle domande che impedirebbero di svolgere il proprio “eroico” compito: esiste davvero un nemico? L’altro, il popolo di Vega, è davvero il cattivo o è solo un pretesto per guerre di conquista e per la prevaricazione tipica dei terrestri? Man mano che Actarus comincia a porsi queste domande la sua vita si complica, con l’entrata in gioco anche di altri personaggi che non siano Venusia e Alcor, suoi “colleghi” all’Istituto.

La consapevolezza che acquista lo porta a percepire la colonna sonora, quella che sottolinea i passaggi più intensi delle puntate: le tirate filosofiche, i momenti di tensione; l’effetto comico e straniante è garantito. E poi entra in campo Roberta, una pacifista naif e anoressica che lo conduce alla riflessione sul senso della propria esistenza e dei cliché da cui è dominata.

Con questo stratagemma, usando personaggi irreali e talvolta surreali, l’autore ci parla della nostra realtà, del “pensiero dominante” che ci viene continuamente imposto attraverso tutti i mezzi possibili, alla difficoltà di staccarsi dal proprio ruolo e pensare al significato più profondo che implica, all’impossibilità di riomologarsi una volta che si è fatto questo salto. E alla ridicolaggine dei costumi di una certa epoca televisiva, tutti alette, tutine aderentissime e colori sgargianti.

Caotico in principio e poi sempre più diretto e scorrevole questo libro è sicuramente consigliato a tutti i miei coetanei, quelli che ancora al semplice attacco della sigla ritrovano nella mente le parole della canzoncina e si lasciano trascinare da un mondo di ricordi.

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About author

MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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2 Comments

  1. etnagigante 20 settembre 2010 at 8:36

    Actarus mi mise addosso una piacevole tristezza 😉

  2. Elfo 20 settembre 2010 at 9:03

    Il primo con i capelli lunghi. Un figo di carta intramontabile! 😀