Universitari semianalfabeti

Finché lo dicevo io, in privato, chiacchierando con la vecchia zia insegnante (italiano, latino e greco), beh, potevo pensare fossero vaneggiamenti ed esagerazioni al limite delle tendenze GrammarNazi che circolano sul web. Ma riporto questo passo di un articolo uscito oggi su Repubblica, in cui si evidenzia quanta ignoranza ci sia tra gli studenti di ogni ordine e grado:

Io cossi tu cuocesti egli cosse: cos’è ‘sta roba? Piccolo esame di verbi: “Se io sarebbe più abile, tu mi affiderai una squadra”. Ma anche: “Se tu saresti più alto, potessi giocare a pallacanestro”. Nel cimitero dove giacciono, insepolte, sintassi e ortografia, accenti e apostrofi si confondono in un’unica insalata nizzarda di parole: “Non so qual’è la prima qualità di un’uomo”. E tutto questo accade, si legge, si scrive all’Università.
Test d’ingresso per le facoltà a numero chiuso, anno di disgrazia 2009: alcuni degli aspiranti dottori del terzo millennio hanno risposto così. “I giovani che arrivano dalle scuole superiori sono semi-analfabeti”, ha dichiarato il magnifico rettore dell’ateneo bolognese, Ivano Dionigi.

[…] Come nasce lo “studente analfabeta”? Quando comincia a diventarlo? “I guasti iniziano nella scuola dell’obbligo”, risponde Tullio De Mauro, il padre degli studi linguistici italiani. “Il buonismo degli insegnanti ha fatto grossi danni, ormai si tende a promuovere un po’ tutti e non si sbarra il passo a chi non è all’altezza. Ma il disprezzo per la lingua italiana risiede anche in certi romanzi di nuovi autori, pieni di parolacce e di inutili scorciatoie, e nel linguaggio sempre più sciatto dei giornali dov’è quasi scomparsa la ricchezza della punteggiatura”.

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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27 Comments

  1. Liberi di leggere 8 dicembre 2009 at 17:44

    La scuola e l’università hanno delle responsabilità enormi per l’attuale disastro sociale e politico italiano.
    Un laureato su tre ha meno di cento libri in casa!!!!

  2. Liberi di leggere 8 dicembre 2009 at 18:44

    La scuola e l’università hanno delle responsabilità enormi per l’attuale disastro sociale e politico italiano.
    Un laureato su tre ha meno di cento libri in casa!!!!

  3. SFranz 8 dicembre 2009 at 18:38

    Cara Livia,
    come insegnante so bene come si arrivi a quei risultati segnalati, di tanto in tanto, dai quotidiani con grande scandalo. I commenti del grande De Mauro (N.B. ex Ministro P.I. anche se soltanto per qualche mese) lasciano il tempo che trovano. Infatti, sorge spontanea la domanda: perché quand’era ministro non ha cambiato le leggi in maniera tale da slegare le mani ai docenti (specialmente quelli della scuola dell’Obbligo, ma nemmeno quelli delle Superiori possono più di tanto)? In genere, si promuove tanto per il timore di proteste – non solo verbali – delle famiglie, per timore di perdere allievi (cambiano scuola e si perdono cattedre), ma, credo, soprattutto, perché a noi contribuenti ciascun bocciato costa e la Scuola, come sai e avrai potuto constatare negli anni, tende al risparmio, ossia al taglio dei finanziamenti. Gli stessi giornalisti che denunciano indignati quanto meravigliati, l’analfabetismo degli studenti (e non soltanto quelli universitari), sono gli stessi giornalisti che con la medesima indignazione e meraviglia, di tanto in tanto, denunciano all’opinione pubblica che, per quello che fanno, ci son troppi insegnanti e che la quasi totalità dei finanziamenti alò Ministero della P.I. vanno in stipendi, che vergogna!!! (se danno solo poco più di quelli che servono per pagarci! è chiaro che il risultato è questo e varrebbe per i finanziamenti di qualsiasi altro Ministero! Pensa se ci fosse un’analoga situazione al Ministero per i Beni Culturali!). Ora, io non credo che nessun Ministro della P.I. cambierà nulla, primo perché non è o lo è stato troppo tempo fa (la cara Falcucci era una maestra: già quanto tempo prima di far politica?) insegnante (e non solo all’Università o alle Superiori), poi, perché dovrebbe prendere provvedimenti talmente impopolari che lo stesso suo Partito lo metterebbe all’angolo per non perdere voti; in terzo luogo, perché, presumo, alcune leggi dovrebbe modificarle il Parlamento che di scuola ne sa ben poco e che, comunque, ha più a cuore la (buona) opinione pubblica formata – è lecito supporre -da genitori i cui “bambini” non han voglia di studiare. Ma sai cosa mi disse anni fa una mia collega vicepreside? Il famoso CEPU fu inventato e voluto da un politico la cui figlia si era fatta notare proprio per la sua svogliatezza a scuola.

  4. SFranz 8 dicembre 2009 at 19:38

    Cara Livia,
    come insegnante so bene come si arrivi a quei risultati segnalati, di tanto in tanto, dai quotidiani con grande scandalo. I commenti del grande De Mauro (N.B. ex Ministro P.I. anche se soltanto per qualche mese) lasciano il tempo che trovano. Infatti, sorge spontanea la domanda: perché quand’era ministro non ha cambiato le leggi in maniera tale da slegare le mani ai docenti (specialmente quelli della scuola dell’Obbligo, ma nemmeno quelli delle Superiori possono più di tanto)? In genere, si promuove tanto per il timore di proteste – non solo verbali – delle famiglie, per timore di perdere allievi (cambiano scuola e si perdono cattedre), ma, credo, soprattutto, perché a noi contribuenti ciascun bocciato costa e la Scuola, come sai e avrai potuto constatare negli anni, tende al risparmio, ossia al taglio dei finanziamenti. Gli stessi giornalisti che denunciano indignati quanto meravigliati, l’analfabetismo degli studenti (e non soltanto quelli universitari), sono gli stessi giornalisti che con la medesima indignazione e meraviglia, di tanto in tanto, denunciano all’opinione pubblica che, per quello che fanno, ci son troppi insegnanti e che la quasi totalità dei finanziamenti alò Ministero della P.I. vanno in stipendi, che vergogna!!! (se danno solo poco più di quelli che servono per pagarci! è chiaro che il risultato è questo e varrebbe per i finanziamenti di qualsiasi altro Ministero! Pensa se ci fosse un’analoga situazione al Ministero per i Beni Culturali!). Ora, io non credo che nessun Ministro della P.I. cambierà nulla, primo perché non è o lo è stato troppo tempo fa (la cara Falcucci era una maestra: già quanto tempo prima di far politica?) insegnante (e non solo all’Università o alle Superiori), poi, perché dovrebbe prendere provvedimenti talmente impopolari che lo stesso suo Partito lo metterebbe all’angolo per non perdere voti; in terzo luogo, perché, presumo, alcune leggi dovrebbe modificarle il Parlamento che di scuola ne sa ben poco e che, comunque, ha più a cuore la (buona) opinione pubblica formata – è lecito supporre -da genitori i cui “bambini” non han voglia di studiare. Ma sai cosa mi disse anni fa una mia collega vicepreside? Il famoso CEPU fu inventato e voluto da un politico la cui figlia si era fatta notare proprio per la sua svogliatezza a scuola.

  5. Only 8 dicembre 2009 at 19:44

    Le scuole superiori hanno le loro colpe, ma c’è da dire che le università non risolvono il problema. Io è anni che mi chiedo perché non si introducano in OGNI corso di laurea, medicina e veterinaria compresi, quattro esami di lingua italiana. Uno all’anno, giusto per non rischiare di ricevere e-mail sul lavoro da fior di dottori che dimenticano la acca davanti alla a. Saper scrivere correttamente l’italiano è importantissimo nella vita come nel lavoro, non vedo perché l’insegnamento debba essere riservato ai laureandi delle materie umanistiche. Ve lo dice una “povera” laureata in economia!

  6. Only 8 dicembre 2009 at 20:44

    Le scuole superiori hanno le loro colpe, ma c’è da dire che le università non risolvono il problema. Io è anni che mi chiedo perché non si introducano in OGNI corso di laurea, medicina e veterinaria compresi, quattro esami di lingua italiana. Uno all’anno, giusto per non rischiare di ricevere e-mail sul lavoro da fior di dottori che dimenticano la acca davanti alla a. Saper scrivere correttamente l’italiano è importantissimo nella vita come nel lavoro, non vedo perché l’insegnamento debba essere riservato ai laureandi delle materie umanistiche. Ve lo dice una “povera” laureata in economia!

  7. Izzy 8 dicembre 2009 at 20:47

    “Il buonismo degli insegnanti ha fatto grossi danni, ormai si tende a promuovere un po’ tutti e non si sbarra il passo a chi non è all’altezza.”
    ***
    Che brutta frase. Non esistono persone “non all’altezza” d’imparare l’italiano: esisto professori non in grado (o senza la voglia) d’insegnarlo. Non interessa a nessuno se una certa percentuale di studenti vengono promossi nonostante siano semianalfabeti. L’importante è dare l’opportunità d’imparare a chi lo vuole, senza essere limitato dal professore che abbassa la qualità dell’insegnamento per poter mettere sei a tutti.

  8. Izzy 8 dicembre 2009 at 21:47

    “Il buonismo degli insegnanti ha fatto grossi danni, ormai si tende a promuovere un po’ tutti e non si sbarra il passo a chi non è all’altezza.”
    ***
    Che brutta frase. Non esistono persone “non all’altezza” d’imparare l’italiano: esisto professori non in grado (o senza la voglia) d’insegnarlo. Non interessa a nessuno se una certa percentuale di studenti vengono promossi nonostante siano semianalfabeti. L’importante è dare l’opportunità d’imparare a chi lo vuole, senza essere limitato dal professore che abbassa la qualità dell’insegnamento per poter mettere sei a tutti.

  9. Livia 9 dicembre 2009 at 6:55

    @Liberi di leggere: la responsabilità è a tutti i livelli. La prima in assoluto appartiene ai genitori. Poi all’ambiente sociale. Infine alla scuola, figlia di un appiattimento morale e culturale che è un processo avviatosi nel tempo e che continua tuttora.
    @Sfranz: Posso capire la tua prospettiva di insegnante, ma è innegabile che le scuole dell’obbligo e le università siano estranee al concetto di meritocrazia, disincentivando di fatto chi davvero avrebbe interesse a imparare.
    @Only: il problema, secondo me, è che certi studenti non dovrebbero accedere all’università. Io renderei molto selettivi gli esami alle elementari, dipendesse da me. 😉
    @Izzy: esistono persone non all’altezza di superare un determinato anno scolastico. È vero che l’insegnamento troppo spesso è il rifugio di chi non ha capacità, ma c’è anche un esagerato accesso alle scuole considerate “migliori”: tutti i genitori vogliono i figli al “classico”, o in scuole di prestigio, senza considerarne né le propensioni né le capacità. E gli studenti? Gli studenti sono interessati ad altro: conti alla mano studiare, in Italia, non conviene.
    In una scuola ideale chi rallenta la classe non dovrebbe esserci: dovrebbe appartenere alla classe precedente, dentro la quale trovare il proprio giusto ritmo.

  10. Livia 9 dicembre 2009 at 5:55

    @Liberi di leggere: la responsabilità è a tutti i livelli. La prima in assoluto appartiene ai genitori. Poi all’ambiente sociale. Infine alla scuola, figlia di un appiattimento morale e culturale che è un processo avviatosi nel tempo e che continua tuttora.
    @Sfranz: Posso capire la tua prospettiva di insegnante, ma è innegabile che le scuole dell’obbligo e le università siano estranee al concetto di meritocrazia, disincentivando di fatto chi davvero avrebbe interesse a imparare.
    @Only: il problema, secondo me, è che certi studenti non dovrebbero accedere all’università. Io renderei molto selettivi gli esami alle elementari, dipendesse da me. 😉
    @Izzy: esistono persone non all’altezza di superare un determinato anno scolastico. È vero che l’insegnamento troppo spesso è il rifugio di chi non ha capacità, ma c’è anche un esagerato accesso alle scuole considerate “migliori”: tutti i genitori vogliono i figli al “classico”, o in scuole di prestigio, senza considerarne né le propensioni né le capacità. E gli studenti? Gli studenti sono interessati ad altro: conti alla mano studiare, in Italia, non conviene.
    In una scuola ideale chi rallenta la classe non dovrebbe esserci: dovrebbe appartenere alla classe precedente, dentro la quale trovare il proprio giusto ritmo.

  11. Liberi di leggere 9 dicembre 2009 at 8:46

    @ Livia: Inutile fare graduatorie di responsabilità. E’ solo un modo più arbitrario di fare a scaricabarile, e alla fine si va a tarallucci e vino, nessuno è responsabile e sono contenti tutti. Io ho detto solo questo: le responsabilità della scuola e dell’università – o, se preferisci, del sistema dell’istruzione pubblica italiana – sono enormi.
    Stamane i giornali locali, dove vivo, hanno il primo titolo su una mamma che chiede 600.000 euro di danni alla scuola perchè ha bocciato sua figlia e la stessa è andata in depressione. Io credo che l’errore sia nel fatto che questa madre crede – e il sistema le consente di credere- che la figlia sia andata in depressione per la bocciatura; io abolirei completamente esami, interrogazioni, compiti, promozioni, bocciature, debiti, crediti, tutta questa schifezza che rende impossibile e invisibile il vero scopo dell’istruzione, che deve essere quello prima di tutto quello formativo: della personalità, del comportamento, e della capacità di sviluppare una comprensione critica della realtà.

    Al posto di tutta questa schifezza, prevederei piuttosto esami durissimi e una selezione rigidissima, sin dal post-diploma, per chi ambisce a diventare insegnante. Insegnanti devono diventare solo i migliori, e ogni anno gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un mese di corso intensivo, rimotivazionale, in seguito al quale ciascun insegnante potrebbe essere promosso, bocciato(e quindi osservare un anno di stop a stipendio dimezzato) o riorientato verso sedi e livelli scolastici più appropriati alle sue capacità.

    Mi rendo conto che è l’abbozzo di una utopia, ma sono contrarissimo al sistema solo apparentemente meritocratico che vorrebbe risolvere tutto con un maggior numero di bocciature.

  12. Liberi di leggere 9 dicembre 2009 at 9:46

    @ Livia: Inutile fare graduatorie di responsabilità. E’ solo un modo più arbitrario di fare a scaricabarile, e alla fine si va a tarallucci e vino, nessuno è responsabile e sono contenti tutti. Io ho detto solo questo: le responsabilità della scuola e dell’università – o, se preferisci, del sistema dell’istruzione pubblica italiana – sono enormi.
    Stamane i giornali locali, dove vivo, hanno il primo titolo su una mamma che chiede 600.000 euro di danni alla scuola perchè ha bocciato sua figlia e la stessa è andata in depressione. Io credo che l’errore sia nel fatto che questa madre crede – e il sistema le consente di credere- che la figlia sia andata in depressione per la bocciatura; io abolirei completamente esami, interrogazioni, compiti, promozioni, bocciature, debiti, crediti, tutta questa schifezza che rende impossibile e invisibile il vero scopo dell’istruzione, che deve essere quello prima di tutto quello formativo: della personalità, del comportamento, e della capacità di sviluppare una comprensione critica della realtà.

    Al posto di tutta questa schifezza, prevederei piuttosto esami durissimi e una selezione rigidissima, sin dal post-diploma, per chi ambisce a diventare insegnante. Insegnanti devono diventare solo i migliori, e ogni anno gli insegnanti dovrebbero essere sottoposti a un mese di corso intensivo, rimotivazionale, in seguito al quale ciascun insegnante potrebbe essere promosso, bocciato(e quindi osservare un anno di stop a stipendio dimezzato) o riorientato verso sedi e livelli scolastici più appropriati alle sue capacità.

    Mi rendo conto che è l’abbozzo di una utopia, ma sono contrarissimo al sistema solo apparentemente meritocratico che vorrebbe risolvere tutto con un maggior numero di bocciature.

  13. Livia 9 dicembre 2009 at 8:51

    @Liberi di leggere: sottoscrivo ogni parola. Solo che suppongo non diventerai mai ministro della pubblica istruzione, né lo diventeranno persone con queste idee. Purtroppo.

  14. Livia 9 dicembre 2009 at 9:51

    @Liberi di leggere: sottoscrivo ogni parola. Solo che suppongo non diventerai mai ministro della pubblica istruzione, né lo diventeranno persone con queste idee. Purtroppo.

  15. Elfo 9 dicembre 2009 at 9:27

    @liberidileggere: di dove sei? Perchè anche i MIEI giornali locali parlano della citazione della madre inviperita per la figlia che, bocciata, è andata in depressione. 😀

  16. Elfo 9 dicembre 2009 at 10:27

    @liberidileggere: di dove sei? Perchè anche i MIEI giornali locali parlano della citazione della madre inviperita per la figlia che, bocciata, è andata in depressione. 😀

  17. Sfranz 9 dicembre 2009 at 12:20

    Non capisco perché prendersela solo e sempre con i prof che san poco e sono demotivati. Non nascono demotivati: l’ambiente di lavoro li rende tali: anziché incolparli cosa fa il Sistema e non soltanto la scuola per motivarli (e ciò non significa dar loro il contentino economico ogni tanto soltanto, beninteso)? Tanti esami e poi aggiornamenti che diventano spesso una buona scusa per far adottare il o un nuovo testo, quindi chi ci guadagna di più son le case editrici che fan giustamente gli affari loro, molto meno noi docenti). Il corpo insegnate è sempre stato un fin troppo facile capro espiatorio per una politica scolastica fallimentare fin dall’inizio. E chi in malafede l’ha voluta e concretizzata, sapeva benissimo che i risultati sarebbero stati peggiorativi o, nel migliore dei casi, non ci sarebbero stati, tanto se poi come è presumibile qualcosa fosse andato male, si poteva e può spiegare il fatto addossando la colpa al corpo insegnante; gli insegnanti che dopo l’università non studiano più, che si aggiornano poco o non si aggiornano affatto. In Italia si laureano in pochi e in genere ci sono nella scuola molti abbandoni: colpa della scuola o dell’univrsità che non laurea. O gli tocca abbassare le pretese perché tanti corsi verrebbero chiusi e tanti prof. universitari a spasso. E’ sempre colpa di una collettività o di un’istituzione, mai del singolo. E in certi casi, la colpa non sembra più esistere, diventa malattia (il pedofilo non è un orrendo mascalzone ma un “povero” malato bisognoso di cure e lo stesso dicasi per altri tipi di reato il più delle volte violento). Il fatto è che l’investimento nello studio e nella preparazione non attrae più per mancanza di lavoro o di certa meritocrazia: che mi faccio i fondelli, spendendo soldi in libri, viaggi e/o altro se magari poi vedo il mio compagno di corso che è sempre stato peggiore di me ma che ha gli agganci giusti e prende un posto molto migliore del mio sotto il profilo economico e sociale? E io ho dovuto, magari rinunciando a far valere la mia sudata laurea, lavorare in un settore diversissimo o sono, nei casi peggiori, disoccupato? Come è possibile vedere il problema della scuola e dell’università è sistemico: investe interamente il sistema sociale. Mi piacque la frase di un premio Nobel per la chimica (non mi ricordo chi) che sosteneva che una buona scuola non si vede dai buoni professori ma dai buoni allievi.

  18. Sfranz 9 dicembre 2009 at 13:20

    Non capisco perché prendersela solo e sempre con i prof che san poco e sono demotivati. Non nascono demotivati: l’ambiente di lavoro li rende tali: anziché incolparli cosa fa il Sistema e non soltanto la scuola per motivarli (e ciò non significa dar loro il contentino economico ogni tanto soltanto, beninteso)? Tanti esami e poi aggiornamenti che diventano spesso una buona scusa per far adottare il o un nuovo testo, quindi chi ci guadagna di più son le case editrici che fan giustamente gli affari loro, molto meno noi docenti). Il corpo insegnate è sempre stato un fin troppo facile capro espiatorio per una politica scolastica fallimentare fin dall’inizio. E chi in malafede l’ha voluta e concretizzata, sapeva benissimo che i risultati sarebbero stati peggiorativi o, nel migliore dei casi, non ci sarebbero stati, tanto se poi come è presumibile qualcosa fosse andato male, si poteva e può spiegare il fatto addossando la colpa al corpo insegnante; gli insegnanti che dopo l’università non studiano più, che si aggiornano poco o non si aggiornano affatto. In Italia si laureano in pochi e in genere ci sono nella scuola molti abbandoni: colpa della scuola o dell’univrsità che non laurea. O gli tocca abbassare le pretese perché tanti corsi verrebbero chiusi e tanti prof. universitari a spasso. E’ sempre colpa di una collettività o di un’istituzione, mai del singolo. E in certi casi, la colpa non sembra più esistere, diventa malattia (il pedofilo non è un orrendo mascalzone ma un “povero” malato bisognoso di cure e lo stesso dicasi per altri tipi di reato il più delle volte violento). Il fatto è che l’investimento nello studio e nella preparazione non attrae più per mancanza di lavoro o di certa meritocrazia: che mi faccio i fondelli, spendendo soldi in libri, viaggi e/o altro se magari poi vedo il mio compagno di corso che è sempre stato peggiore di me ma che ha gli agganci giusti e prende un posto molto migliore del mio sotto il profilo economico e sociale? E io ho dovuto, magari rinunciando a far valere la mia sudata laurea, lavorare in un settore diversissimo o sono, nei casi peggiori, disoccupato? Come è possibile vedere il problema della scuola e dell’università è sistemico: investe interamente il sistema sociale. Mi piacque la frase di un premio Nobel per la chimica (non mi ricordo chi) che sosteneva che una buona scuola non si vede dai buoni professori ma dai buoni allievi.

  19. Izzy 9 dicembre 2009 at 14:52

    @livia: Il problema è la svogliatezza generale. Si deve risolvere questo. A bocciare tutti, non ti rimangono i migliori, ma solo i meno svaccati. Diamo loro un motivo per studiare che non sia la solita menata filosofica.
    ***
    Sono d’accordo con Liberi di Leggere. Ma per gli insegnanti la cosa più importante da valutare non è la conoscenza, quanto la capacità d’insegnare, di trasmettere in maniera efficace queste conoscenze.

  20. Izzy 9 dicembre 2009 at 15:52

    @livia: Il problema è la svogliatezza generale. Si deve risolvere questo. A bocciare tutti, non ti rimangono i migliori, ma solo i meno svaccati. Diamo loro un motivo per studiare che non sia la solita menata filosofica.
    ***
    Sono d’accordo con Liberi di Leggere. Ma per gli insegnanti la cosa più importante da valutare non è la conoscenza, quanto la capacità d’insegnare, di trasmettere in maniera efficace queste conoscenze.

  21. Liberi di leggere 9 dicembre 2009 at 15:14

    @ Elfo: Beh, per vedere di dove sono basta guardare il sito della mia(moritura)libreria. Cmq quel caso l’ho poi approfondito: sembra ci sia stata una discriminazione verso una alunna disabile, bocciata con eccessiva severità. Almeno, il problema non è quello di una qualsiasi bocciatura.
    Tuttavia, se così fosse, questo conferma ancora di più che questi criteri meritocratici sono completamente inadeguati e equivoci.

  22. Liberi di leggere 9 dicembre 2009 at 16:14

    @ Elfo: Beh, per vedere di dove sono basta guardare il sito della mia(moritura)libreria. Cmq quel caso l’ho poi approfondito: sembra ci sia stata una discriminazione verso una alunna disabile, bocciata con eccessiva severità. Almeno, il problema non è quello di una qualsiasi bocciatura.
    Tuttavia, se così fosse, questo conferma ancora di più che questi criteri meritocratici sono completamente inadeguati e equivoci.

  23. sfranz 9 dicembre 2009 at 16:42

    Ecco come si fa ad essere promossi. Basta avere un qualche difetto (che magari non a nulla a che fare col cervello e l’apprendimento) e la promozione diviene un diritto si ha il riconoscimento di diversamente abili (il vecchio termine “handicappati” non è politically correct), si ha diritto all’assistenza di un insegnante di sostegno (i fondi per i quali, però, son stati tagliati e un insegnante che ha scelto di diventare tale per la scuola “normale” non ha quindi la preparazione – né è tenuto ad averla – per l’insegnamento di sostegno), eventualmente a prove facilitate (differenziate, si dice) agli esami di licenza e quando prende quest’ultima, non dev’essere scritto in nessun documento scolastico che il candidato era un diversamente abile (quando mi sento dire così, mi domando sempre in che cosa sia diversamente abile, in quanto non viene mai specificato). La Scuola ha perciò e per l’ennesima volta fatto il miracolo: il candidato non è più “diversamente abile”, non ha più i difetti per cui era stato a suo tempo dichiarato tale! Meglio che a Lourdes! Il riconoscimento di handicap ha infatti valore annuale e dev’essere rinnovato dalla famiglia dell’interessato. Sai quante famiglie vedendo la poca voglia del figlio han trafficato per farlo riconoscere diversamente abile quanto basta per vederselo promosso! Si tenga presente che l’handicap può essere di natura caratteriale (è ipercinetico, ha difficoltà di memoria… chissà perché i giocatori di calcio li conosce tutti! o le regole del suo gioco preferito con la playstation). Miracoli dell’ipocrisia politica (che però dà voti concreti). Mi domando a quante bruttine e a quanti bruttini più o meno stagionati andrebbe una legge che garantisca loro di esser considerati “belli”dal compimento dei… poniamo 35 anni in poi, col potere di citare in giudizio chi non la osserva e chiedere eventuali risarcimenti. E dopo ci si meraviglia dell’ignoranza quando son più grandi! Un motivo è anche questo. Ma qual politico rischierebbe il suo bel posto ben remunerato (senza contare la figuraccia che farebbe di fronte all’opinione pubblica pilotata dai media) se volesse metetre un po’ a posto la situazione!

  24. sfranz 9 dicembre 2009 at 17:42

    Ecco come si fa ad essere promossi. Basta avere un qualche difetto (che magari non a nulla a che fare col cervello e l’apprendimento) e la promozione diviene un diritto si ha il riconoscimento di diversamente abili (il vecchio termine “handicappati” non è politically correct), si ha diritto all’assistenza di un insegnante di sostegno (i fondi per i quali, però, son stati tagliati e un insegnante che ha scelto di diventare tale per la scuola “normale” non ha quindi la preparazione – né è tenuto ad averla – per l’insegnamento di sostegno), eventualmente a prove facilitate (differenziate, si dice) agli esami di licenza e quando prende quest’ultima, non dev’essere scritto in nessun documento scolastico che il candidato era un diversamente abile (quando mi sento dire così, mi domando sempre in che cosa sia diversamente abile, in quanto non viene mai specificato). La Scuola ha perciò e per l’ennesima volta fatto il miracolo: il candidato non è più “diversamente abile”, non ha più i difetti per cui era stato a suo tempo dichiarato tale! Meglio che a Lourdes! Il riconoscimento di handicap ha infatti valore annuale e dev’essere rinnovato dalla famiglia dell’interessato. Sai quante famiglie vedendo la poca voglia del figlio han trafficato per farlo riconoscere diversamente abile quanto basta per vederselo promosso! Si tenga presente che l’handicap può essere di natura caratteriale (è ipercinetico, ha difficoltà di memoria… chissà perché i giocatori di calcio li conosce tutti! o le regole del suo gioco preferito con la playstation). Miracoli dell’ipocrisia politica (che però dà voti concreti). Mi domando a quante bruttine e a quanti bruttini più o meno stagionati andrebbe una legge che garantisca loro di esser considerati “belli”dal compimento dei… poniamo 35 anni in poi, col potere di citare in giudizio chi non la osserva e chiedere eventuali risarcimenti. E dopo ci si meraviglia dell’ignoranza quando son più grandi! Un motivo è anche questo. Ma qual politico rischierebbe il suo bel posto ben remunerato (senza contare la figuraccia che farebbe di fronte all’opinione pubblica pilotata dai media) se volesse metetre un po’ a posto la situazione!

  25. Daniele V 10 dicembre 2009 at 9:04

    Quante banalità da parte di Tesio: l’italiano barcollante sarebbe il frutto di Internet, inglese e Powerpoint.

    Vorrei sottolineare una cosa: in Italia si punta spesso il dito contro i non lettori; io direi che in Italia non si scrive. Mai. In nessun ciclo scolastico la scrittura ha un ruolo centrale come dovrebbe avere. A mio avviso anche la lettura assume tutt’altro spessore abbinata con una pratica costante di scrittura.

    Il culmine all’Università, dove a differenza dei colleghi di mezzo mondo che lavorano quotidianamente a papers, relazioni e saggi la prima cosa che noi scriviamo è… la tesi.

  26. Daniele V 10 dicembre 2009 at 10:04

    Quante banalità da parte di Tesio: l’italiano barcollante sarebbe il frutto di Internet, inglese e Powerpoint.

    Vorrei sottolineare una cosa: in Italia si punta spesso il dito contro i non lettori; io direi che in Italia non si scrive. Mai. In nessun ciclo scolastico la scrittura ha un ruolo centrale come dovrebbe avere. A mio avviso anche la lettura assume tutt’altro spessore abbinata con una pratica costante di scrittura.

    Il culmine all’Università, dove a differenza dei colleghi di mezzo mondo che lavorano quotidianamente a papers, relazioni e saggi la prima cosa che noi scriviamo è… la tesi.