Parola di Martina Testa

Non c’è da stupirsi se il pubblico di questo festival letterario vero, sostenuto veramente dalla politica locale e organizzato da gente che si occupa veramente di letteratura, sia un pubblico di lettori veri. Gente con gli zainetti, le biciclette, i passeggini, con i bambini per mano, i libri in tasca; studenti, professori delle medie, aspiranti scrittori, casalinghe con la passione per i romanzi, fidanzati che si tengono per mano. Quelli che si vedono anche da noi, in fondo, a Mantova e a Torino e via dicendo; solo che al Brooklyn Book Festival mancano – e nessuno li rimpiange – gli uffici stampa che tengono al guinzaglio gli autori, i direttori editoriali che si guardano in cagnesco da lontano e si scambiano sorrisoni da vicino, gli amministratori delegati con la cravatta che escono due volte l’anno dagli uffici (ma sono molto abbronzati), i capannelli di critici, giornalisti e recensori che si scambiano pettegolezzi, gli editor che si contano a vicenda gli ospiti di punta («chi portate, voi, quest’anno?»). Gli stand degli espositori sono tutti uguali e tutti piccoli, una fila di tavolini e gazebo da fiera di paese a cui evidentemente i grandi gruppi editoriali non sono interessati, dato che a popolarli sono solo gli editori indipendenti e le riviste letterarie: un sottobosco vivo e in fermento che fa del contatto diretto con il lettore il proprio punto di forza.

Martina Testa, il Brooklyn Book Festival

Share Button

About author

MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

Related Articles