Parola di Chiara Fattori

Io sono agnostica, ma da bambina ho fatto tutti i sacramenti e il catechismo, e mi piaceva anche. Mi piacevano le parabole. La Bibbia l’ho letta tutta e credo che sia un gran libro. Tra le parabole che ci insegnavano c’era quella dei “talenti”: solo chi fa fruttare i propri talenti, le propre capacità, andrà in Paradiso. Il padrone dà un talento ad ognuno dei suoi tre servi, il padrone è Dio e a tutti i suoi figli dà un talento.
Ora, se ognuno ha il suo talento, non tutti potranno avere quello dello scrittore, qualcuno ci avrà quello dell’insegnante, dell’elettricista o del sacerdote, ma qualcuno quello dello scrittore ce l’avrà!
Ecco che in America, se un ragazzo a diciotto anni pensa di averlo, questo talento, può andare all’università e imparare come si fa a farlo fruttare. In Italia no. In Italia il talento dello scrittore non è certificato, la capacità di scrivere non è una professionalità, la cultura non è una cosa di cui si può campare, non ha valore, non gli si dà valore.

Chiara Fattori, Il talento dello scrittore

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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4 Comments

  1. Ignax 5 novembre 2009 at 9:31

    Non condivido in pieno il tuo pensiero anche perchè faccio un po’ fatica ad associare cultura e sapere scrivere e vederli nel modo in cui lo esprimi tu.
    Il talento dello scrittore e il sapere scrivere non sono un valore e nemmeno gli editori (quelli a pagamento ovviamente) lo fanno diventare tale.
    La cultura è un tema molto più ampio secondo me e fonda le sue basi nella società in cui anche lo scrittore cresce e si forma e pertanto se la società ha modelli sbagliati, lo scrittore se non si allinea parla ad un target inesistente.
    Per quanto meccanicistico e cinico possa sembrare, ma è la legge della domanda e dell’offerta e se si pensa alla scrittura e alla produzione di cultura come ad un prodotto/servizio sono valutazioni che devono essere fatte.

  2. Ignax 5 novembre 2009 at 10:31

    Non condivido in pieno il tuo pensiero anche perchè faccio un po’ fatica ad associare cultura e sapere scrivere e vederli nel modo in cui lo esprimi tu.
    Il talento dello scrittore e il sapere scrivere non sono un valore e nemmeno gli editori (quelli a pagamento ovviamente) lo fanno diventare tale.
    La cultura è un tema molto più ampio secondo me e fonda le sue basi nella società in cui anche lo scrittore cresce e si forma e pertanto se la società ha modelli sbagliati, lo scrittore se non si allinea parla ad un target inesistente.
    Per quanto meccanicistico e cinico possa sembrare, ma è la legge della domanda e dell’offerta e se si pensa alla scrittura e alla produzione di cultura come ad un prodotto/servizio sono valutazioni che devono essere fatte.

  3. chiara 5 novembre 2009 at 10:48

    @ Livia: grazie per aver ripreso il mio post.

    @ Ignax: io lavoro proprio con la domanda e l’offerta, creando prodotti culturali da vendere e la mia riflessione e la mia frustrazione viene proprio da qui. Il fatto che non sia riconosciuta una professionalità come quella dello scrittore è sintomatico, direi. Nel mio post parlo del fatto che in Italia, a differenza che negli Stati uniti, non ci siano corsi universitari di scrittura. Ovviamente è un esempio estremo, non credo che con un corso universitario si risolverebbe la cosa.
    Come dici anche tu è nella società che si muove lo scrittore e se la società mette sullo stesso piano lo scrittore professionista, quello che si fa un culo tanto sulla pagina, con lo “scrittore” a tempo perso che ha pubblicato il libro a pagamento c’è qualcosa che non va nella società, c’è una comunicazione pericolosamente sbagliata, e chi fa il mio mestiere non può esimersi dal notarlo e farlo notare.

  4. chiara 5 novembre 2009 at 11:48

    @ Livia: grazie per aver ripreso il mio post.

    @ Ignax: io lavoro proprio con la domanda e l’offerta, creando prodotti culturali da vendere e la mia riflessione e la mia frustrazione viene proprio da qui. Il fatto che non sia riconosciuta una professionalità come quella dello scrittore è sintomatico, direi. Nel mio post parlo del fatto che in Italia, a differenza che negli Stati uniti, non ci siano corsi universitari di scrittura. Ovviamente è un esempio estremo, non credo che con un corso universitario si risolverebbe la cosa.
    Come dici anche tu è nella società che si muove lo scrittore e se la società mette sullo stesso piano lo scrittore professionista, quello che si fa un culo tanto sulla pagina, con lo “scrittore” a tempo perso che ha pubblicato il libro a pagamento c’è qualcosa che non va nella società, c’è una comunicazione pericolosamente sbagliata, e chi fa il mio mestiere non può esimersi dal notarlo e farlo notare.