Da Ce ne siamo liberati

la poesia, che fu un tempo la letteratura per eccellenza, è tragicamente diventata nel dopoguerra una subculture non diversa da quella dei rappers o dei collezionisti di piatti del buon ricordo. incapace ormai di dipingere cosmogonie, di fare alcunchè che non sia guardarsi l’ombelico e organizzare senili, vuote, tristi premiazioni reciproche.
è probabile che il problema della poesia siano i poeti. il termine poeta -che giustamente crea brividi e imbarazzo ai più- andrebbe abolito. andrebbe legislato che tutte le poesie debbano essere depositate in forma rigorosamente anonima, pubblicate in sillogi casuali stampate su carta grigia, distribuite gratuitamente su autobus e treni, con minimo 10 anni di ritardo dal deposito. solo allora riacquisterebbe un senso, una preziosità.

Brullonulla via Phonkmeister

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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2 Comments

  1. Liberi di leggere 26 novembre 2009 at 9:27

    Mi sembra una proposta intelligente. Sono stufo della gente presuntuosa che pubblica a pagamento libri di poesia, per farsi bella coi genitori o con gli amici, o peggio ancora per mero narcisismo. Questa gente che poi rompe l’anima ai librai, soprattutto ai piccoli librai, che già non sanno come tirare avanti, forzandoli a prendersi 3-5-10 copie dei loro libercoli orridi e invendibili.

    Hanno distrutto la poesia, sono l’antidoto alla poesia, questi poeti a pagamento(a pagamento nel senso che si pagano i libri da soli, mica ci lucrano!).

  2. Liberi di leggere 26 novembre 2009 at 10:27

    Mi sembra una proposta intelligente. Sono stufo della gente presuntuosa che pubblica a pagamento libri di poesia, per farsi bella coi genitori o con gli amici, o peggio ancora per mero narcisismo. Questa gente che poi rompe l’anima ai librai, soprattutto ai piccoli librai, che già non sanno come tirare avanti, forzandoli a prendersi 3-5-10 copie dei loro libercoli orridi e invendibili.

    Hanno distrutto la poesia, sono l’antidoto alla poesia, questi poeti a pagamento(a pagamento nel senso che si pagano i libri da soli, mica ci lucrano!).