Intervista a Raffaella R. Ferré – Santa Precaria

Oggi una breve chiacchierata con Raffaella R. Ferré, l’autrice di Santa precaria, la patrona di “tutti quelli che non sanno più a che santo votarsi”.

Vedo che sei nata “dove Cristo si è fermato”; è lecito supporre, allora, che le storie che si intrecciano nel libro dipingano una realtà, sebbene romanzata?

Sono nata ad Eboli, qui ho avuto i miei primi approcci con il giornalismo, ho iniziato gli stage e ho firmato anche il mio primo co.co.pro. È lecito, dunque, pensare che l’idea del libro nasca anche da qui, da questa piccola città di provincia che non ha neppure il mio libro in vendita nelle varie librerie. Santa Precaria si vende in tutta Italia, ma ad Eboli, non so perché, non si trova e chi ha chiesto ha ricevuto un rifiuto dell’ordinazione.

Perché “Santa precaria”?

Il titolo nasce dal fatto che oggi, il precariato va oltre l’iniziale connotazione di martirio dei lavoratori atipici. Oggi, specialmente al sud, il contratto a termine è un’aspirazione e Caterina, la protagonista femminile del libro, accetta angherie e perdita dell’innocenza immolandosi proprio alla causa di un contratto a progetto.

L’amarezza e la disillusione che sembra di percepire appartengono al romanzo o anche al tuo sentire quotidiano?

La disillusione che si percepisce nel libro ogni tanto è anche mia. Ho avuto, però, la fortuna di conoscere precari e disoccupati con molta esperienza e molti più anni di me e da loro spero di aver imparato anche una specie di ironia flessibile e adattabile anche alle condizioni più nere. Da precaria, poi, ho sempre accanto il saggio sulla leggerezza di Italo Calvino.

Tutti i personaggi sono sfaccettati e in cambiamento, tranne Mimmo, che però come eroe non riesce a vincere…

Io credo che Mimmo non risulti vincente perchè è focalizzato sugli altri. Lui la sua battaglia, quella per l’autonomia, la vince ma non accetta di guardarsi dentro e non lo riconosce. Imparerà a sue spese che avere aspettative sugli altri, dare in mano ad un altro le chiavi della propria esistenza, è sempre un rischio.

Hai poi conquistato il tuo sogno chiamato contratto?

Ormai faccio la collezione ma hanno tutti una data di scadenza che li rende deperibili più del mio yogurt. L’ultimo scadeva dopo 40 giorni. Ho nel frattempo rifiutato due stage (non retribuiti).

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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2 Comments

  1. armando 28 settembre 2008 at 14:10

    spassosissima e amara la battuta sullo yogurt!

  2. armando 28 settembre 2008 at 16:10

    spassosissima e amara la battuta sullo yogurt!