Intervista a Fabio Marzocca

Mentre ero a Roma ho approfittato per fare quattro chiacchiere con diversi autori e, purtroppo non a tutti, ho potuto girare delle video interviste. Tra questi c’è Fabio Marzocca, autore di Fili di fumo. La voce stupida, ebbene sì, è la mia, quindi, per quelli di voi che non la possono sopportare, subito dopo il video c’è la trascrizione esatta del testo dell’intervista.

Immagine anteprima YouTube

Buongiorno, oggi 7 dicembre siamo con Fabio Marzocca, autore della Valle di Atopon e i Fili di fumo per parlare proprio di quest’ultimo, una raccolta di racconti tutti legati al tema della pipa. Intanto per cominciare una domanda immediata è: lei fuma la pipa effettivamente o ha qualche ricordo particolare, un nonno, un parente, legato al fumo della pipa?

Certo. Io ho molto affetto per la pipa, sia perché la fumo, ormai da diversi anni, con piacere anche, non riferendomi unicamente al piacere del tabacco ma al piacere di tutto il rito, e poi perché la vivo attraverso i ricordi di mia madre, perché il mio bisnonno fumava la pipa, che io non ho conosciuto, ma ho conosciuto attraverso i racconti di mia madre quando ero bambino e mi raccontava di questo odore che annunciava l’arrivo del suo nonno in casa e il piacere di vederlo caricare e giocare con questi fornelli, per cui è rimasto anche un oggetto di affetto familiare.

In effetti questo poi si nota nei racconti, perché la pipa è rappresentata in almeno due modi, un piano è quello reale dell’oggetto, e un altro piano è quello simbolico anche legato al rituale. Questo piano simbolico quindi è presente come interrelazione con l’oggetto anche nella realtà?

Sì; il simbolo nella vita dell’uomo credo sia fondamentale, per rappresentare anche delle immagini, degli stati d’animo difficilmente poi riconducibili a descrizioni. Ho voluto usare la pipa per questo sia perché è un oggetto a me familiare sia perché era necessario, nei racconti, individuare un oggetto che concentrasse il simbolo del racconto stesso; la pipa cioè, come avrà visto all’interno dei racconti, è presa un po’ come spunto per raccontare una storia che le sta intorno, e quindi questo spunto è un elemento catalizzatore dei personaggi della vicenda.

I personaggi delle vicende però non sono mai persone giovani, non sono mai donne (ma questo è abbastanza comprensibile), sono tutti comunque persone mature,  con una loro storia personale. Cosa riflette questa scelta?

Riflette quello che mi ero prefissato prima di scrivere questi racconti. Le donne ci sono, sì; evidentemente non sono le protagoniste ma sono figure importanti, come la madre del bimbo, come la figlia che è scappata a Londra. I personaggi sono maturi perché la mia idea era quella di raccontare delle situazioni di comportamento dell’animo umano, per dare dei motivi di riflessione a quello che potrebbe essere anche la vita di tutti i giorni, però raccontata in maniera diversa, da cui escono delle vicende importanti. Per fare questo avevo bisogno di dare al lettore un’idea di necessità di riflessione: un attimo il lettore si dovrebbe distendere, sedere e riflettere su quello che il racconto narra. Forse per questo motivo i protagonisti non sono proprio dei giovani, in quanto il giovane avrebbe indotto nel racconto una ritmica diversa, un’emotività diversa che, in quel momento, non mi occorreva; si può trovare in altri miei libri, ma non era della raccolta Fili di fumo l’obiettivo dell’emotività.

In alcuni racconti ho notato che c’è un’estrema accuratezza nei dettagli dell’ambientazione. Mi sono chiesta (ho avuto il dubbio) se fossero effettivamente esperienze reali, luoghi reali che lei ha vissuto o visitato o visto.

Sì, quando si descrivono alcuni particolari molto dettagliati devo dire di sì. In particolare nel racconto di Chanupa io visitai personalmente la riserva indiana del Pueblo di Sant’Ildefonso nel New Mexico, e ho avuto delle forti emozioni che ho cercato di riportare in quel racconto ed effettivamente, sì…

Traspare un bel lavoro di ricerca, non solo in questo ma anche nell’ultimo in cui ci sono dei dettagli sul lavoro della polizia postale.

Beh, l’ultimo racconto, Tabacco cibernetico, nasce un po’ dai miei interessi; io oltre che scrivere mi occupo intensamente di alcuni settori di informatica, per cui mi trovo a che fare con pipa e tastiera abbastanza spesso. Ecco, quel racconto ha voluto un po’ indagare un pecorso, diciamo,  poliziesco, che esce forse un po’ dagli altri, però anche lì c’è una parte della mia vita, attraverso il bit del computer e il filo di fumo che si alza dal fornello.

Una domanda che sicuramente le avranno fatto tutti e che noi non possiamo non farle è se ci sono altri progetti in cantiere, romanzi, racconti.

Vede, io scrivo per diletto, mi piace anche dirlo spesso questo; cioè scrivo perché mi fa veramente piacere e perché riesco attraverso la scrittura a provare delle emozioni e spero di farle provare anche agli altri. Per cui di inediti ne ho diversi, sei o sette, adesso non ricordo. Non ho un progetto ben definito, non ho un progetto commerciale, per lo meno, definito. Continuerò a scrivere perché mi fa molto piacere farlo.

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MrsBubba

Da vicino nessuno è normale. Neppure io. Editor, community manager, social qualcosa. Soprattutto lettrice. Parole, musica, cibo, tech, gatti e canetti. Gamer before it was cool. Sempre con la valigia, di città in città, di vita in vita, di storia in storia. Sono come sono, cerco di cambiare. Non son più quella di una volta. Scrivo per ricordare, ma poi mi scordo lo stesso.

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2 Comments

  1. etnagigante 22 dicembre 2008 at 14:18

    Il mio più che un commento è un saluto all’autore, di cui ho conosciuto i racconti

  2. etnagigante 22 dicembre 2008 at 15:18

    Il mio più che un commento è un saluto all’autore, di cui ho conosciuto i racconti